Club Veleno


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Da un'Articolo di CACCIA al CINGHIALE del 2005
E' tanto l'amore per i propri "ausiliari" che alcune squadre di cinghialai prendono il nome dal cane piu' bravo delle mute.E il caso della squadra CLUB VELENO che caccia in una zona ormai mitica per gli ungulati quella a cavallo tra le province di Firenze e Pisa, in particolare tra il comune di Gambassi e Montaione, con propaggini verso Volterra, e fu li' che finalmente feci stramazzare un verro.
Testo di Massimo Scheggi

Te lo do io il VELENO

Eh no!! non e' detto che vada sempre al circolo del mulinaccio (quando ci vado). E non sempre con la squadra dell'orecchio nero. Questa volta sono in trasferta, a Volterra in quel di Pisa, con la squadra del CLUB VELENO. A dir la verita' questo nome non mi piace troppo, anche perch non so a chi si possa riferire quel "VELENO" poi mi spiegheranno.
Anzi a voi lo spiego subito. Il CLUB VELENO prende semplicemente il nome da un cane da cinghiale. Mi capitato un'altra volta, c' a Dicomano una squadra che si chiama il NERO, io credevo nome e colore si riferissero al cinghiale, invece NERO era un cane,un ottimo cane da cinghiale. pure VELENO era un cane cinghialaio, che venne acquitato nei paraggi di San Gimignano nel 1974, lo stesso anno in cui venne fondato il Club, venne pagato un milione.Quando si decise di creare una squadra di cinghialai nel comune di Montaione, ci si rese subito conto che non ci sarebbe stata squdra senza un buon cane per cui appunto venne acquistato VELENO che il primo anno, cambiando proprietario, forse non si dimostro' tanto bravo, comunque non nella maniera che si sarebbe voluto, poi invece ando'sempre piu' in crescendo e si dimostro' un'ottimo cinghialaio. Era un bastardo senza mezzi termini, e forse nelle sue vene scorreva sangue Breton.
Carlo Bertini che fu uno dei fondatori della squadra e che ha scritto anche un libro sulle sue esperienze venatorie
"Diario di un cinghialaio" cosi ce lo descrive: un cane peloso quasi giallo, con qualche toppa bianca, con la coda mozza. Ha un solo difetto, che io chiamerei neo: non emette abbaia sulle piste notturne che i cinghili hanno percorso, ma questo e' compensato dalla cerca velocissima che lo fa arrivare celermente al covo dell'animale. Fa questo andando di vento e annusando insistentemente gli stecchi che il cinghiale ha sfregato passando.Grande abbaiatore a fermo, che da circa cinquanta metri dal covo, ci porta poi in silenzio, se riusciamo ad arrivarci, a soli due metri dall'animale.Abbaiando a fermo fa dei giri attorno all'animale pisciando ogni dieci metri percorsi. Forse piscera' per paura? forse per bramosia? c' chi dice che lo faccia per far credere al cinghiale di essere circondato da piu' cani e indurlo cosi' a partire dal suo covo.Partito il cinghiale lo segue con abbai radi ma forti, l'inseguimento fatto di ore e ore, il ritorno, se spadellato, sempre di notte. E bravo VELENO, grande pisciatore!
Certo non basto' lui per creare un gruppo di cani avvelenati sul cinghiale.furono acquistati altri cuccioloni da affiancargli e poi anche un cane adulto, Tito, preso a Grosseto. Ora di cani il CLUB VELENO ne ha una quaratina, quasi tutti segugi maremmani. Vengono da Riotorto,vicino a Piombino. sono fulvi a pelo raso, grandi battitori e abbaiatori a fermo. E' vent'anni che la squadra mantiene questo sangue.C' ne sono anche di altre razze, meglio meticci,demi-sang,a volte avvicinabili ai Briquet Vandeani, altri al seguio italiano,altri ancora a qualche segugio Francese.Di puri nessuno.questa squadra ha un centinaio di iscritti e ne presidente Renzo Favilli e vicepresidente Luciano Veracini. Siccome una squadra con tutti i crismi, ha anche un segretario, Alessandro Gabellieri, e un caposquadra, Paolo biondi. Tutta gente simpatica, molto affidabile, di cinghialai veri, ma non arrabbiati.Hanno il distretto di caccia fra Gambassi e Montaione, localita' ormai tradizionali per la presenza del cinghiale, ma alcune battute vengono effettuate anche nel'azienda faunistico-venatoria "ARIANO" in localita' LOGHE, nel comune di Volterra.L'Azienda di proprieta' di Mauro Bianchi che ha anche altre riserve, compresa quella famosa de La Canonica a Certaldo. Lui dice che in trent'anni non ha ammazzato un solo cinghiale, ma per caso. Non ho capito se mi prende in giro. Se pero' fosse vero significa che, nonostante tutto, gli piace stare coi cinghialai, in folta compagnia, con gli amici. E magari a mangiar bene.Proprio a Montaione mi volle portare Salvadore Salvadori che il nostro presidente di Montaione.Quel "nostro" sta ad indicare che il presidente della FEDERCACCIA, oltre ad un'amico. Era due anni che mi invitava, prima a Luglio per la festa della squadra alla Pietrina,un'Eremo in mezzo al bosco.Poi appunto a caccia al cinghiale, poi ancora per un'altra battuta.Alla fine ci andai, con piacere. Ci si trova al bivio fra Gambassi e e Montaione e poi si va a imboccare la Volterrana per poi infilarci in zona altamente boschiva a macchia mediterranea, con roveggiola molto fitta. si scende, si sale per una strada sterrata e poi si arriva al casone della riserva, dove c' gia' tutto un movimento di uomini e cani.Il tempo non promette nulla di buono.Nuvolaglie nere, qualche spruzzo, ma la consegna di stare zitti: che non venga il peggio. Renzo, il presidente, un'omone che ha il fisico del cinghialaio, "le fisique du role" come si dice. Sempre sorridente,vedo che contento che alla fine abbia accettato l'invito. C' anche Giancarlo Orlandini, il giovane segretario della Federcaccia di Montaione che questa volta ha derogato dalla sua caccia preferita, quella agli uccelli.Ecco infine Mauro il propietario anche lui un'omone niente male che pero' piu' che cinghialaio,preferisce essere chiamato padellaio. Un'autoironia? Tho! mi sembra di vedere anche Mario Cipollini, il ciclista, campione del mondo. Macche' suo fratello.Macch Carlo Baldini, un sosia che gli somiglia moltissimo.Mi portano su per le scale,in un'ampio stanzone con tanto di canto del foco.Bisogna fare colazione.Soprassata,finocchiona,salsicce,rigatino, formaggio e la possibilita' di riscaldarsi. Ma io la mattina bevo solo caffe'. Alice e Deli, le due cuoche di Montaione ingaggiate per la bisogna,vengono prese in contropiede "come non mangia nulla" No no mangio nulla. E allora sono costrette a cercare una macchinetta da caffe, a ingrullire con il gas, ma alla fine viene fuori un'espresso corroborante. Si ma non si parte? Si parte. La prima battuta vicina alla casa,con le poste in uno viottolo facile facile.Mi mettono alla posta che, a volerlo dire con prosopopea, si chiamerebbe del principe. Diciamo che una posta buona, ma non passa nulla. Neppure una canizza e quindi ci si sposta.Altra posta facile, degli abbai in alto, nel bosco a macchia fitta e con qualche corbezzolo, ma non si sente una fucilata. Si decide di cambiare nuovamente. Mi piace questo sistema.Non ci si annoia.La volta precedente ero stato ad una posta per sette ore e mezza e senza sentire una canizza decente.Sono palle neppure terzarole.Si va dunque verso il pino. C' un pino grande infatti, in mezzo a una piaggia circondata altrimenti da macchia mediterranea e da bosco. Le poste si mettono bene,a corda tesa,anche se non siamo molti per coprire adeguatamente tutto il territorio. I canettieri pensavano che i cinghiali fossero proprio nella zona davanti al pino e per questo, anche stavolta Renzo e Paolo,pensano di avermi dato la posta piu' favorevole. Per un lungo periodo tutto tace, poi all'improvviso, dietro le poste, si sente prima un cane solo e poi diversi cani abbaiare a fermo, eccitati al massimo, e Enrico Veracini, detto caponero, uno dei canai urlare incazzato "correte correte vu' ci avete le gambe fate alla svelta" cos'era successo? non coperte le bene poste, i cinghiali erano passati alla chetichella da una macchia piccola, non controllata, e quindi le avevano superate. Dopo poco pero' i cani li avevano rintoppati, Attilino, il bastardo puro bianco toppato di Caponero, aveva anche lui sorpassato le poste e a 50 metri alle spalle di queste si era messo ad abbaiare a fermo davanti ad un fitto scopaio. Subito erano accorsi altri cani, con dodi e tom che si arrabattono piu' degli altri, insieme appunto ad attilino.Allora anche gli zoppi, se c n'erano, si sarebbero messi a correre. Caponero continua a chiamare a raccolta e in 10 miuti la zona venne completamente accerchiata, con le poste ricomposte. Ma ci volle del tempo per tirare fuori i cinghiali e, alla fine neppure tutti furono presi.La macchia mediterranea fitta,magari i cinghiali sai che sono li',davanti a te, pero' non riesci a vederli e poi anche la presenza dei cani ti impedisce di tirare.Vicino a me padella Mauro, ne fa fuori uno il Rossi e di seguito uno Salvadore. poi tira Filippo, un tale che sento chiamare Padellino. Mi immagino perch, ma questa volta padelle non ne ha fatte. Va in buca invece Giancarlo che abituato a tirare ai tordi piuttosto che ai cinghiali. quasi ultimo ad uscire incalzato sempre piu' dai cani, ecco un verro maestoso, quasi tutto nero, con una grande criniera. Parte di scatto, al galoppo, viene verso di me, inseguito dai cani.
"Lo sbaglio lo sbaglio, sbaglio anche questo, viene troppo forte". quasi quasi avrei preferito che non corresse verso di me, per non fare la solita padella. Mi accorgo che Salvadore mi sta osservando, e la cosa mi mette ancora di piu' in agitazione,forse potrebbe tirare anche lui, ma rispetta la posta e l'amico.Ecco il verro sterza un po', vuol forse ingaggiare nuovamente battaglia con i cani.E' un'attimo, un breve momento che gli sara' fatale. gia incannato dalla doppietta, nell'istante in cui il cinghiale,per guardare indietro, si sofferma per la frazione di un secondo,parte il colpo. Un colpo e cade tramortito. Ma non ho neppure il tempo di gioire come vorrei, di valutare la stazza,di ossrvarlo meglio, perch le fucilate si rinseguono alla volta di altri cinghiali. Erano 14 e alla fine se ne conteranno 11 sul terreno. Comincia a piovere. Ma chi se ne frega. Un'occasione cosi rara e tanto piu' bella perch inaspettata. Abbiamo fatto tardi, anche se non sara' difficile portare i cinghiali alla casa, che abbastanza vicina. L ci attendono gli antipasti,le tagliatelle al sugo di cinghiale, il cinghiale in umido, il capriolo e poi l'arrosto misto. Nello spirito dell'ospitalita' di Mauro Bianchi e del CLUB VELENO. E il dolce? tre torte Montaionesi fatte dalle manine di Alice e Deli. che ora ci aspettano a luglio nell'eremo del bosco. Magari a pregare perch possa capitare ancora una battuta cosi'.

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